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I siriani alle Termopili: il documentario di Francesco De Palo nell’hotspot greco

Ieri Spartiati e Persiani. Oggi Siriani e disperati. Nella piana delle Termopili, nella Grecia centrale, nel comune di Lamia, nel luogo dove Leonida e i 300 si scontrarono con Serse, ci sono due hotspot che ospitano circa 500 siriani. Sono fuggiti dalla guerra e in questo documentario a cura del giornalista freelance Francesco De Palo, direttore di Mondogreco, e si raccontano le loro storie, fatte di sogni e speranze, tragedie familiari e timori del fondamentalismo islamico.

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C’è un laureato in medicina che aspirava a raggiungere suo zio chirurgo a Parma, un professore di storia al ginnasio che per non essere radicalizzato forzosamente dall’Isis ha deciso di fuggire e una coppia che gestiva un supermarket e ha preso un gommone da Smirne a Samos assieme ad altre 40 persone. Tutta gente che mai sarebbe fuggita dalla Siria, perché aveva una vita dignitosa.

A Termopili, nella Grecia dei 4 memorandum, di hotspot e migranti non si parla più, mentre sono in queste condizioni. I vestiti in deposito sono solo invernali, di lana e sintetici e ora di estivi non ce ne sono. Al di là delle cucine /containers nuovissime e costosissime che sono appena arrivate, il resto è in pessimo stato. Il 1 maggio sono rimasti senza cibo: un addetto, visto che la fornitura dalla caserma che si occupa del vitto non arrivava, è andato a comprare spaghetti e salsa alle 7 di sera, perché le proteste stavano prendendo una brutta piega.

Di solito i grandi occhi delle tv vanno a girare nelle isole di Lesbos o Chios perché sono i siti più gettonati, ma degli hotspot nell’entroterra non se ne occupa nessuno. Tra l’altro a 50 km da Lamia in una cittadina si stanno allestendo i primi condomini dove le case possono essere affittate da famiglie siriane, a cui l’Ue dà 600 euro al mese per fitto e spese.

Cosa manca? Controlli di sicurezza per evitare rischi di induzione alla prostituzione e contrabbando, una strategia che non faccia della Grecia il lazzaretto d’Europa e una soluzione al folle accordo con la Turchia che, di fatto, ricatta ancora il vecchio continente sulla pelle di vite innocenti.

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